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01/05/05: Ascensione del Signore
Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28, 16-20)
In quel tempo, gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.
E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Parola del Signore
Spunti di riflessione
- Davanti alla partenza di qualcuno che amiamo proviamo dolore, umanamente parlando, ma nello stesso tempo la fede ci consente di sorridere: sappiamo che la persona se ne va, ma che in fondo, in un altro modo, più spirituale, resta con noi.
Diceva un anziano sacerdote: "Nulla mi è più penoso da affrontare che la celebrazione di un funerale non illuminato dalla luce della fede: è una partenza e basta".
È vero: il distacco non capito e non accettato è sempre un dolore buio. - Gesù aveva preparato i suoi amici con grande franchezza: "Se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore". La sua dipartita è accompagnata dalla promessa di un dono, che rimarrà tra noi per sempre. "Voi piangerete" aveva previsto il Maestro. Ma poi aveva aggiunto: "Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo".
- Esiste una bella immagine, che riassume simbolicamente l'atteggiamento di resistenza davanti ai distacchi affettivi: Maria Maddalena, che trattiene Gesù risorto, il mattino di Pasqua, nel giardino del sepolcro.
Lo vorrebbe avere per sé sempre, senza mai perderlo. Le è difficile separarsi dalla presenza fisica del Maestro, proprio perché lo ama molto. Per lei è importante poter continuare ad ascoltare la sua voce, vederlo, godere della sua compagnia.
Non vuole un altro rapporto: quello attuale le basta.
E Gesù le dà quella risposta, così strana e difficile da comprendere, forse anche un po' secca: "Non mi trattenere!".
Gesù vuole completare, con la salita al Padre, la sua missione. Questa missione vale più di tutto, ci hanno insegnato. Ed è vero: non vuole essere trattenuto perché gli sta a cuore l'Ascensione, gli sta a cuore la volontà del Padre.
Ma forse esiste, secondo alcuni interpreti, anche un altro significato nelle sue parole: Non mi trattenere in questo modo materiale, in questa tua affettività così fisica. Sforzati di iniziare un nuovo modo di conoscermi, più spirituale, più maturo."Cristo Risorto è una realtà non paragonabile a quella fisica. Non si tratta di un'esperienza empirica, ma di un'esperienza di fede" (Card. Tomà pidlík).
È come se, attraverso l'esperienza del distacco accettato con maturità, Gesù stesse facendo un invito a un salto di qualità nel rapporto con lui.
Tante volte non vogliamo crescere: quello che abbiamo è una sicurezza e chi ce lo toglie ci fa un torto."Una relazione che sembra, anzi è arrivata al suo compimento, passerà proprio attraverso un distacco; è lo sfondo di ogni relazione umana storica, il punto in cui ogni relazione viene messa alla prova definitiva. Possiamo pensare che tale principio vale per tutti i distacchi pastorali e per quelli proposti dalla vita: da una parte creano sofferenza e tuttavia, nella misura in cui sono affrontati con coraggio e con serenità, ci rinnovano, approfondiscono i legami" (Card. Martini).
- Uno dei motivi più frequenti che le persone accampano, per evitare di distaccarsi da qualcuno, è questo: non si sentono ancora pronte. Secondo loro bisogna aspettare ancora un po'. Un aggettivo spesso abusato è "prematuro", riferito al distacco.
Spesso questo atteggiamento nasconde un alibi sottile: si cerca di procrastinare il più possibile il momento dell'allontanamento. Si preferisce rimanere immaturi, pur di non "perdere" la persona amata. Se dovessimo aspettare di essere perfettamente pronti, per poter vivere qualsiasi genere di allontanamento, ci ritroveremmo impantanati e senza la possibilità di prendere alcuna decisione nella vita.
Paradossalmente, accade invece che proprio il distacco rende le persone capaci di compiere quei cambiamenti che, precedentemente apparivano ostinatamente impossibili.
È quello che accade agli Apostoli nel Vangelo.
Daranno la loro vita, fino al martirio, per la fede in Gesù.
Quando lo vedevano, dubitavano, Senza vederlo, moriranno per lui.
Andranno fino agli estremi confini della terra, per annunciare il suo Regno.
E non torneranno più "a casa"... - Gesù, tornando al Padre, lascia nelle nostre mani il tesoro, consegna alla nostra voce la sua buona novella, affida alle nostre mani le carezze che egli, ora, non può più donare.
Il Signore se ne va per restare in mezzo a noi, vivo, come ci diceva domenica scorsa, vivo.
Vivo e incontrabile proprio perchè tornato presso il Padre, senza più legami nè confini, Vivo e incontrabile nell'interiorità e nella preghiera, nel silenzio e nella pace, nella Parola e nell'eucarestia.
Ma vivo e incontrabile (e ciò è molto più difficile) anche nel nostro sguardo, nel nostro sorriso, nel nostro desiderio di fare comunità.
Ascensione non è solo la fine di un tempo che non torna, ma l'apertura verso una nuova dimensione. Nel Vangelo di Matteo le ultime parole di Gesù sono straordinarie: "Ecco, io sono con voi sempre". Ci crediamo davvero?
Dio ci invita a diventare adulti, ad essere noi il suo volto risorto, in questa settimana.
Ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2005



